Day 10_Post-production

La post-produzione è uno step fondamentale, in un corso base di fotografia. Ho cominciato la lezione introducendo tutti gli strumenti che è possibile utilizzare per editare le immagini, raddrizzare le linee, tagliare le inquadrature, regolare luci, ombre e colori e lavorare coi livelli con Photoshop. Successivamente, le lezioni si concentreranno su come utilizzare le immagini editate, diffondendole sui social o attraverso i media.

 


Le immagini non nascono solamente nell’istante in cui vengono scattate, ma più volte: quando vengono editate, modificate, rese pubbliche. La consapevolezza che all’interno di ogni immagine se ne possano trovare molte altre è oggi fondamentale, specialmente se si ha intenzione di utilizzare pubblicamente le proprie fotografie, mostrarle a un’utenza – quella del web – sempre più internazionale e varia.

Insegnare a modificare e gestire le proprie immagini può essere un fondamentale strumento nelle mani di chi ha necessità di raccontare la propria storia, la propria condizione.


Day 10_Post-production
Day 10_Post-production class

ΕΊΜΑΣΤΕ/NOI SIAMO

Andrea Luporini/Mohammad T.

A garden, eventually

Esito del workshop

Samos

2017

Andrea Luporini/Mohammad T., A garden, eventually, Samos, 2017

Questo è il risultato dell’incontro di due persone che hanno scelto i fiori come oggetto attraverso il quale rappresentare sé stesse. Le loro differenti visioni si fondono in questa immagine, un collage in cui fotografie scattate in tempi e luoghi diversi danno vita a uno spazio ipotetico e condiviso.

 

Questo post fa parte dell’argomento Είμαστε/Noi siamo.

Day 9_Se l’interprete non serve

Day 9_Se l'interprete non serve

Seduti attorno al tavolo eravamo in tre. Avevo dato appuntamento a due di loro il giorno precedente, sperando che qualcuno si sarebbe aggiunto.
Appena sfilo le riviste dalla borsa e comincio a spiegare come impostare il lavoro, l’attenzione di tutti i ragazzi presenti all’interno della stanza viene catalizzata dalla nostro piccolo bivacco. Curiosi, osservano i due che ritagliano immagini dai giornali.

Passano pochi secondi e il cerchio si allarga: non siamo più in tre, ma molti, e tutti vogliono ritagliare le loro immagini. Penso che è pazzesco, non mi serve neanche parlare. Si guardano a vicenda e sanno già cosa fare, che immagini scegliere e cosa raccontare.

Ognuno di loro parla il linguaggio delle immagini, e mi rendo davvero conto solo ora, della risorsa reale che questo rappresenta.

 

Continua il lavoro iniziato la settimana scorsa: questo laboratorio si focalizza sullo statuto delle immagini, sulla capacità che hanno di raccontare qualcosa di ognuno di noi, anche se non sono direttamente prodotte da noi. Il collage, primo step del workshop, mette in gioco la capacità non soltanto di leggere un’immagine, ma soprattutto quella di sceglierla. Una sorta di ready-made neanche tanto inconsapevole, che consiste nel prelevare frammenti di realtà e investirli di un significato nuovo, personale e narrativo. I risultati sono concreti e per noi decisamente interessanti: i ragazzi riescono a raccontarci le loro storie senza bisogno di traduzioni. L’interprete è l’immagine.

Day 8_Karate: what I used to be

L’obiettivo di questo workshop è di produrre vere e proprie opere realizzate dai migranti, attraverso un percorso di progettazione condiviso.

Day 8_Karate: what I used to be
Day 8_Karate: what I used to be

Il dialogo è fondamentale: partendo dai racconti di ognuno di loro, dalla vita nei paesi d’origine, al viaggio, alla situazione attuale, individuiamo le loro necessità espressive a cui dar forma attraverso l’uso dell’immagine.

Insieme, si decide il soggetto e il metodo di realizzazione, arrivando alla finalizzazione.

 


Queste immagini documentano il lavoro di Ahmad, Maestro di Karate: attraverso un video, dal titolo Vathi Sporting Club, ha voluto rappresentare il dissidio fra ciò che è e ciò che gli viene concesso di fare a causa della sua condizione di migrante. Sull’asfalto di un parcheggio, ci propone i suoi movimenti così come li avrebbe eseguiti in una palestra di Sulymanyya, la sua città, lasciandosi gradualmente andare verso la frustrazione e l’errore.

“Che importanza può avere il mio talento in una situazione come questa?”

Day 8_ Karate: What I used to be
Day 8_ Karate: What I used to be