Day 11_In between

 

A Samos, all’interno dell’hotspot di Vathi, ci sono circa 60 minori non accompagnati. Sono quelli che noi chiameremmo teenagers, anche se molti di loro dimostrano più anni.

Ne incontriamo una ventina, tutti maschi. Non sappiamo se ci siano anche femmine, minorenni e sole, ma ne dubitiamo.

In the hotspot of Samos there are almost 60 minors, with “minors” we use to indicate boys under 18 years old that came here completely alone.


Con i ragazzi sto portando avanti due lavori parallelamente. Il primo giorno, per conoscerci meglio e prendere confidenza con la macchina fotografica, ho lasciato che si ritraessero a vicenda.

With the guys I’m working on two projects. The first day, in order to know each others I ask them to take portraits between them. 

Day 11_In between
Day 11_In between
_MG_8168-come-oggetto-avanzato-1
Day 11_In between

Successivamente, ho cercato di mettere in gioco altre carte: la loro capacità di creare messaggi, utilizzando oggetti semplici, come i sassi. E le parole.
Sassi raccolti da loro, parole scelte da loro. Composizioni, che stimolassero parallelamente la loro voglia di raccontarsi e la loro creatività, senza invadere direttamente il loro privato.
Inizialmente diffidenti e lontani, piano piano si sono sciolti. Alcuni di loro, felicemente, si sono aperti e hanno lavorato benissimo.

After, I tried to understand their ability to create messages using simple objects: stones and words. 

Stones selected by them, words selected by them. It was a way to understand the guys and their feeling without invade their privacy. 


Molti di loro raccontano di essere preoccupati: è ormai diversi mesi che sono sull’isola e non avranno 17 anni per sempre. “Il tempo passa” ci dicono. E le leggi cambiano, quando compi 18 anni.

Hanno molti tatuaggi e altrettante cicatrici.

Hanno quell’età in cui non si è ancora adulti, ma neppure più bambini. Nello stesso modo, non sono più a casa, ma non sono ancora arrivati.

Sono, forse più di tutti, nel mezzo.

Most of them tell me that they are worried: they arrived in Samos months ago. Time it’s running out, when you turn 18 the law is different. 

They have lot of tattoos and scars.

They’re not home anymore, and they’re not arrived yet. 

They are more than everyone else in the middle of something. 

Day 11_In between
Day 11_In between

 

Day 10_Post-production

La post-produzione è uno step fondamentale, in un corso base di fotografia. Ho cominciato la lezione introducendo tutti gli strumenti che è possibile utilizzare per editare le immagini, raddrizzare le linee, tagliare le inquadrature, regolare luci, ombre e colori e lavorare coi livelli con Photoshop. Successivamente, le lezioni si concentreranno su come utilizzare le immagini editate, diffondendole sui social o attraverso i media.

 


Le immagini non nascono solamente nell’istante in cui vengono scattate, ma più volte: quando vengono editate, modificate, rese pubbliche. La consapevolezza che all’interno di ogni immagine se ne possano trovare molte altre è oggi fondamentale, specialmente se si ha intenzione di utilizzare pubblicamente le proprie fotografie, mostrarle a un’utenza – quella del web – sempre più internazionale e varia.

Insegnare a modificare e gestire le proprie immagini può essere un fondamentale strumento nelle mani di chi ha necessità di raccontare la propria storia, la propria condizione.


Day 10_Post-production
Day 10_Post-production class

Day 9_Se l’interprete non serve

Day 9_Se l'interprete non serve

Seduti attorno al tavolo eravamo in tre. Avevo dato appuntamento a due di loro il giorno precedente, sperando che qualcuno si sarebbe aggiunto.
Appena sfilo le riviste dalla borsa e comincio a spiegare come impostare il lavoro, l’attenzione di tutti i ragazzi presenti all’interno della stanza viene catalizzata dalla nostro piccolo bivacco. Curiosi, osservano i due che ritagliano immagini dai giornali.

Passano pochi secondi e il cerchio si allarga: non siamo più in tre, ma molti, e tutti vogliono ritagliare le loro immagini. Penso che è pazzesco, non mi serve neanche parlare. Si guardano a vicenda e sanno già cosa fare, che immagini scegliere e cosa raccontare.

Ognuno di loro parla il linguaggio delle immagini, e mi rendo davvero conto solo ora, della risorsa reale che questo rappresenta.

 

Continua il lavoro iniziato la settimana scorsa: questo laboratorio si focalizza sullo statuto delle immagini, sulla capacità che hanno di raccontare qualcosa di ognuno di noi, anche se non sono direttamente prodotte da noi. Il collage, primo step del workshop, mette in gioco la capacità non soltanto di leggere un’immagine, ma soprattutto quella di sceglierla. Una sorta di ready-made neanche tanto inconsapevole, che consiste nel prelevare frammenti di realtà e investirli di un significato nuovo, personale e narrativo. I risultati sono concreti e per noi decisamente interessanti: i ragazzi riescono a raccontarci le loro storie senza bisogno di traduzioni. L’interprete è l’immagine.

Day 6_women’s activities

I volontari organizzano, tra le varie attività, un calendario che prevede spazi a uso esclusivamente femminile. Il sabato, dalle 14 alle 16, una delle stanze dell’Alpha center è aperta alle sole donne che, libere di potersi togliere il velo, chiacchierano tra loro e si dedicano a svaghi non praticabili all’interno dell’hotspot.

Uno spazio che, seppur limitato e ristretto, a noi sembra importante. Per loro sembra importante.

Alcune di noi vengono invitate, e trascorrono un sabato pomeriggio tra fitness, yoga e uncinetto, senza magari capire tutto, ma cercando di ascoltare il più possibile.

Quello che forse più ci colpisce è la dimensione di normalità e intimità che le attività ci trasmettono. Lontane da casa, queste donne si confrontano con una cultura diversa dalla loro, una cultura con la quale dovranno imparare a convivere per il resto della loro vita – se saranno fortunate e riusciranno a portare a termine il loro viaggio. Sono donne che scappano, che hanno abbandonato tutto – o molto – alle spalle, che non hanno idea di quel che succederà domani, tra un mese, tra un anno.
Nonostante questo, le ascoltiamo chiacchierare tra loro, e le riconosciamo: senza velo, ci somigliano.

Day 3_”voglio solo sapere come funziona questa macchina”

“Non m’importa di nulla, del resto, della realtà. Non voglio pensare a tutto quello che sta succedendo, non ne ho voglia. Voglio solo sapere come funziona questa macchina”

“I don’t care about reality. I don’t wan’t think about what’s going on. I just want to know how this camera works.”

Day 3_"voglio solo sapere come funziona questa macchina"

“Perché mi interessa? Se riuscissi a fotografare davvero bene, magari potrei far sentire le persone come mi sento io, all’interno del campo”

“Why I’m interested? if I can take good photos, maybe I can make people feel the same feeling I feel living inside the hotspot.”

Day 3_"voglio solo sapere come funziona questa macchina"

“Ok, ok. Ho capito. Mi insegni a fare le stesse fotografie col mio telefono?”

“Ok, ok. I got it. Can you teach me how to make the same photos with my telephone?”.

Day 2_Babele di immagini

Raccontare una storia, qualche volta, non è facile. Specie se ci si trova all’interno di una stanza con persone che parlano lingue diverse e hanno davanti estranei.
Le parole risultano, in questi casi, molto meno potenti di quel che si possa pensare: si svuotano e fanno eco, sembrano allontanarsi dalla realtà, appartenere a un universo lontano.

Le immagini, invece, possono aiutare. Fanno parte della vita di tutti noi e riescono a racchiudere molto più di un solo significato. Sono stratificate, dense, complesse. Ma universali.

Abdel Ali Missaoui e Mohammed “Steve” hanno raccontato le loro storie attraverso immagini che hanno scelto (guarda i due video cliccando QUI e QUI), che non hanno scattato e che non avevano probabilmente mai visto prima. Nonostante questo, ogni immagine scelta e mostrata aveva qualche cosa di personale, come se, in parte, appartenesse alla loro vita.

 

 

babele di immagini
Day 1_Daily time

 

Abdel Ali Missoui and Mohammed “Steve” told us their stories through images they have never seen before (have a look at the videos QUI e QUI ). Every image they chose even if it’s something new for them it’s still something meaningful for them, something about their lives.

Day 1_presentazione dei workshop

Presentazione dei workshop
Primo incontro con una coppia di ragazzi Afghani all’Alpha Center

All’incontro di presentazione dei progetti partecipano migranti provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dal Kurdistan e dal Camerun. In breve tempo iniziano a delinearsi le loro preferenze, e alla conversazione partecipano piano piano tutti i presenti. Fissiamo diversi appuntamenti per domani e ci fermiamo a chiacchierare con alcuni di loro. Tante domande e tante curiosità accompagnano una naturale voglia di raccontare i disagi che stanno vivendo.

Domani cominceremo a lavorare in gruppi: il calo di tensione è direttamente proporzionale all’aumento di curiosità.

 

 

At the first meeting there are migrants coming from Afghanistan, Syria, Kurdistan and Camerun.

We encountered positive feedback from them and set up appointments to start the workshops tomorrow.

Day 1_Alpha Center

Incontriamo nel primo pomeriggio lo staff dei Samos Volunteers, che ci apre le porte dell’Alpha Center, situato a pochi passi dal centro di Vathy. Nel corso della riunione, Andrei Bogdan, responsabile dell’associazione, ci aggiorna riguardo la situazione sull’isola: nelle ultime tre settimane gli arrivi sono aumentati in maniera esponenziale, raggiungendo il picco una decina di giorni fa, arrivando anche a tre sbarchi al giorno. L’hotspot di Samos ha superato di due volte la sua capienza e, anche se da qualche giorno la situazione si è stabilizzata, molti migranti sono costretti a vivere in tende sovraffollate o scelgono, in alcuni casi, di dormire all’aperto.

Schermata 2017-08-28 alle 15.21.30

Weekly_Snapshot_17_23_Aug_2017

Oltre il 50% degli arrivi più recenti è di nazionalità siriana; oltre a quello di Samos, anche i campi di Chios e Lesbos si trovano nelle medesime situazioni, mentre quelli di Kos e Leros, essendo di dimensioni decisamente minori, contano un numero inferiore di ospiti.
A Samos, tra hotspot, appartamenti e altre sistemazioni, ci sono oggi oltre 2000 migranti.
La maggior parte dei richiedenti asilo, dopo un lungo iter burocratico, viene smistato sul continente: i centri d’accoglienza che sono sorti – e stanno tutt’ora sorgendo – sono situati in diverse zone dell’Attica, spesso lontani dai centri urbani. Con ogni probabilità, passeranno almeno cinque anni prima che chi oggi approda sulle isole ottenga la cittadinanza e possa decidere liberamente cosa fare e quale paese scegliere per cominciare una nuova vita.

 

Durante la seconda parte del meeting, i quattro fotografi incaricati espongono i loro progetti e si confrontano coi volontari presenti all’incontro.

Alle 18 di oggi, un incontro coi migranti servirà a illustrare le attività proposte e a raccogliere le prime adesioni.

 

 

The staff of Samos Volunteers is based at the Alpha Center, in Vathy. During our first meeting Andrei Bogdan, director of the association, explain us the situation of the island: in the past 3 weeks the arrivals are much more intensive and they may be up to 3 landings per day. Samos’s hotspot has exceeded twice his capacity, for this reason some refugees are obliged to “live” in the overcrowded tents.

Weekly_Snapshot_17_23_Aug_2017

The 50% of migrants are Syrians; as the Samos’s camp, also in Chios and Lesbos there is the same situation. 

In Samos the number of refugees is more the 2000.

During the second part of the meeting, our four photographers have explained their projects to Samos volunteers and at 6 p.m. there will be a meeting with some migrants in order to start to involve them in our activities.