Women’s activities

Women's activities
Women’s activities_giornata di mare

Borsa da spiaggia alla mano e telo da mare sulla spalla. Una scena che si può vedere comunemente per le stradine di Samos Town, ma in questo caso il gruppo di bagnanti proviene direttamente dall’hotspot di Vathi. Camminando sul lungo mare si chiacchiera, si scherza e si ascolta musica. Raggiunta la spiaggia vengono subito svuotate le borse: crema solare, dei fogli e qualche pennarello per disegnare. Un gruppo di donne si sta godendo una giornata sulla spiaggia, tra risate, balli e nuotate.


 

Parlano male inglese e spesso non mi capiscono. Lavorare con loro non sarà semplice anche perché, l’ho capito subito, hanno voglia semplicemente di chiacchierare e sentirsi normali.
Mi fanno un sacco di domande e sono curiose, molte di loro sono sposate nonostante la loro giovane età. Quando scoprono che io invece non lo sono sbarrano gli occhi e mi chiedono il perché. Io sorrido e mi sento “quella strana” del gruppo…

Their english is not good and frequently they don’t understand me. Work with them will not be easy because they just wants to chat and feel normal. 
They are very curious and most of them are married even if they are very young. When they find out that I’m not married they seem shocked and they asked me why I’m not. I smiled, and now I’m the “strange” in the group. 

 

 

 

ΕΊΜΑΣΤΕ/NOI SIAMO

Andrea Luporini/Mohammad T.

A garden, eventually

Esito del workshop

Samos

2017

Andrea Luporini/Mohammad T., A garden, eventually, Samos, 2017

Questo è il risultato dell’incontro di due persone che hanno scelto i fiori come oggetto attraverso il quale rappresentare sé stesse. Le loro differenti visioni si fondono in questa immagine, un collage in cui fotografie scattate in tempi e luoghi diversi danno vita a uno spazio ipotetico e condiviso.

 

Questo post fa parte dell’argomento Είμαστε/Noi siamo.

Day 9_Se l’interprete non serve

Day 9_Se l'interprete non serve

Seduti attorno al tavolo eravamo in tre. Avevo dato appuntamento a due di loro il giorno precedente, sperando che qualcuno si sarebbe aggiunto.
Appena sfilo le riviste dalla borsa e comincio a spiegare come impostare il lavoro, l’attenzione di tutti i ragazzi presenti all’interno della stanza viene catalizzata dalla nostro piccolo bivacco. Curiosi, osservano i due che ritagliano immagini dai giornali.

Passano pochi secondi e il cerchio si allarga: non siamo più in tre, ma molti, e tutti vogliono ritagliare le loro immagini. Penso che è pazzesco, non mi serve neanche parlare. Si guardano a vicenda e sanno già cosa fare, che immagini scegliere e cosa raccontare.

Ognuno di loro parla il linguaggio delle immagini, e mi rendo davvero conto solo ora, della risorsa reale che questo rappresenta.

 

Continua il lavoro iniziato la settimana scorsa: questo laboratorio si focalizza sullo statuto delle immagini, sulla capacità che hanno di raccontare qualcosa di ognuno di noi, anche se non sono direttamente prodotte da noi. Il collage, primo step del workshop, mette in gioco la capacità non soltanto di leggere un’immagine, ma soprattutto quella di sceglierla. Una sorta di ready-made neanche tanto inconsapevole, che consiste nel prelevare frammenti di realtà e investirli di un significato nuovo, personale e narrativo. I risultati sono concreti e per noi decisamente interessanti: i ragazzi riescono a raccontarci le loro storie senza bisogno di traduzioni. L’interprete è l’immagine.