DAY 20_THANK YOU

Day 20_Thank youFoto di Hussein Mansour, che ha frequentato il workshop di fotografia di Wissam Andraos.

“When the government and the authorities don’t do nothing about the situation here, we have to take action and do it by ourselves ”.

“ I want to stand on the right side of history ”.

“ I chose to come to Samos just I could meet some good humans and show them that there is still some good human out there who care ”.

“ Greece is suffering, refugees are suffering.. let’s act ”.

“ I’m here to put my beliefs into action by caring and loving all people ”.

“ Down for passport and all the obstacles that the man created ”.

“ In the end, man is an issue ”

La storia di oggi è dedicata ai Samos Volunteers, all’Alpha Center e a tutte le persone che ci hanno accompagnato in queste tre settimane sull’isola. Senza il supporto di questa associazione il nostro lavoro sarebbe stato senz’altro più difficile, così come non avremmo raggiunto gli stessi risultati senza la fiducia e la totale collaborazione delle donne e degli uomini che, ogni giorno, scendono dal campo per partecipare alle attività del centro. Alcuni di loro seguono lezioni, altri le tengono. Altri ancora fanno parte a pieno titolo dello staff, dedicando le loro giornate al volontariato. Oggi abbiamo cercato di ringraziarli organizzando una festa in onore di tutti loro: è stato un bel pomeriggio, dalle discussioni sulla scelta delle immagini e l’allestimento della piccola mostra in cui abbiamo esposto i risultati dei workshop, al rinfresco a base di pizza. Una canzone di Gabbani messa a tradimento da Issam, algerino che ha vissuto due anni in Italia, la break dance dei ragazzi afghani, i saluti terminati con un “a presto, inshallah”. Abbiamo voluto chiudere il nostro lavoro a Vathi con leggerezza, perché è stata proprio la leggerezza l’insegnamento più importante che ci hanno trasmesso gli uomini e le donne ospiti dell’hotspot di Samos. Grazie a Bogdan, Giulia e tutti i Samos Volunteers, grazie a Ahmad, Rene Jean, Houssein, Steve, Mustafa, Farzana, Mohammed, Dina e Lina, Rahmat, Mahdi, Majida e le decine di persone che hanno lavorato insieme a noi.

 

Today’s story is dedicated to Samos Volunteers, to Alpha Center and to all the people who have accompanied us in these three weeks on the island.

Without the support of this association, our work would have been more difficult, as we would not have achieved the same results without the trust and the total collaboration of women and men who, every day, leave the hotspot to attend the activities of the center.

Some of them follow lessons, others give it. Others are totally part of the staff, devoting their days to volunteering.

Today we tried to thank them, organizing a celebration in honor of all of them: it was a good afternoon, from the discussion about the choice of images to the setting up of the small “show” where we showed the results of the workshops and the pizza refreshment, the real protagonist of the day. An italian song chosen by Issam, an Algerian who has lived in Italy for two years, the break dance of the Afghan boys, the greetings ended with a “see you soon, inshallah”.

We wanted to close lightly our work in Vathy, because lightness was the most important teaching  that the men and women staying in Samos’s hotspot gave us.

Thanks to Bogdan, Giulia and all the Samos Volunteers, thanks to Ahmad, Rene Jean, Houssein, Steve, Mustafa, Farzana, Mohammed, Dina and Lina, Rahmat, Mahdi, Majida and the dozens of people who worked with us.

Day 20_Thank you

DAY 19_ULTIMO GIORNO DI LAVORO AGLI OLIVE TREES

Oggi si è concluso il progetto di fotografia e archivio sulla memoria del campo.

Il progetto riguarda una raccolta di testimonianze della vita passata dei migranti tramite oggetti provenienti dai loro Paesi d’origine.

La scorsa settimana il nostro staff ha usufruito di una postazione direttamente all’interno dell’hotspot di Vathi. Oggi il nostro punto di raccolta di oggetti era allo stesso tempo sia all’interno che all’esterno. Il set fotografico è stato posizionato nello spazio all’entrata superiore del campo, chiamato “Olive Trees”, dove solitamente vengono organizzate attività per bambini tra gli olivi e la polvere.

Day 19_

Questo spazio si sta riempendo sempre di più negli ultimi giorni a causa dei nuovi arrivi. Giorno dopo giorno abbiamo visto nuove tende piazzate in ogni angolo. Oggi pomeriggio in questo piccolo “limbo” di campo/non campo molte persone si sono avvicinate incuriosite per portarci i loro oggetti, mentre i bambini vicino a noi svolgevano le loro attività seguite dai Samos Volunteers.

 

 

53/SCRITTI

Il primo per i vestiti dal taglio occidentale, assomigli a Edward Norton, magari ti fanno entrare gratis al cinema.

Poi per quei tre giorni, lunedì papà in galera, martedì fratello morto, mercoledì salta in aria la bottega. La mamma ti dice “scappa”.

Siamo a cinque.

Saluti i parenti, gli amici, i clienti, la tipa con cui uscivi. E anche le altre.

Dieci.

Per le esplosioni e la paura. E la paura delle esplosioni. “Ma stasera non c’è Omar?”. “Eh…”. Per i fiori che non porti neanche più.

Quindici.

ISIS, ESL, YPG, RAS, JAN.

Venti, anche se l’elenco di chi litiga per spartirsi il tuo Paese è ancora lungo.

USA, Francia, Russia, Arabia Saudita, Qatar.

Venticinque.

Per la Turchia e quel salone, tanti tagli, pochi soldi. Per la barca.

Trenta, come i tuoi anni.

Le onde, il freddo, le spinte, i bagagli lanciati sul molo con disprezzo. Welcome to Greece.

Trentacinque.

Per l’autobus che ti porta su su su per un sacco di tornanti, il cancello, la puzza, ti mettono in una gabbia, non capisci una parola.

Quaranta.

Per l’attesa, alzi la testa ogni volta che si apre una porta, i poliziotti non ti guardano in faccia, dall’ufficio esce il suono di una partita di basket. Per il pony express che gli porta il caffè freddo.

Quarantacinque.

Per la fila che sembra di marmo da quanto è immobile, gli uomini e le donne che ti guardano da fuori, nessuno parla, pile di coperte grigie. Per la suoneria di un cellulare che non accenna a smettere.

Cinquanta.

Cinquantuno, si muove qualcosa.

Cinquantadue, è il tuo turno.

Cinquantatré, il numero che ti scrivono sulla mano con inchiostro indelebile.

53 sei tu, per loro.

Ne ho fatti milioni con le forbici, ma cinquantatré sono i tagli riservati all’ultimo anno della mia vita.

Sono Y., sono un hair stylist e voglio andare in Spagna per fare il mio lavoro.

E per le ragazze.

Andrea Luporini