Istantanee da Macrochorafo

Sayman ha 4 anni, festeggiati a Samos con una torta e alcuni palloncini colorati. È nato in Iran. Vive insieme alla madre, Sanaz, nel campo di Vathy. Lei mi racconta di aver comprato una bambola, quando ha scoperto di essere incinta. Durante la gravidanza immaginava suo figlio guardando il viso del giocattolo.

Sayman ha gli stessi occhi azzurri e le guance tonde della bambola di Sanaz.

Sayman is a 4 years old child. He has celebrated his birthday in Samos with a cake and few balloons. He was born in Iran. He is living with his mother, Sanaz, in the hotspot. She told me that when she was pregnant she has bought a doll and during the pregnancy she used too look at the doll imagining the face of his son. 

Sayman has the same blu eyes and the same cheeks of the doll of Sanaz.

 

AI LATI_RICERCHE IN CORSO

Continuano le ricerche personali di Wissam Andraos, Chiara Corica, Giulia Dongilli e Andrea Luporini.

Tutte le fotografie sono state scattate sull’isola di Samos durante le settimane di lavoro coi migranti, e si collocano quindi all’interno di progetti in corso e in continua evoluzione.

Per visualizzare le immagini finora realizzate, selezionare la sezione “Ricerche in corso|ai lati” dal menu principale.

Giulia Dongilli, She, Samos, 2017
Giulia Dongilli, She, Samos, 2017

The projects of our four photographers Wissam Andraos, Chiara Corica, Giulia Dongilli and Andrea Luporini are evolving constantly.

All the photography have been taken in Samos during this weeks with the refugees.

To see the other works realized please take a look to the section “Ricerche in corso|ai lati” .

Day 12_Rose is a rose is a rose is a rose

Day 12_Rose is a rose is a rose is a rose
Day 12_Rose is a rose is a rose is a rose

Anche se non sempre il tempo e le condizioni lo permettono, riuscire a lavorare singolarmente con alcuni tra i migranti è, tra le varie esperienze, intenso ed incredibilmente interessante. Permette di creare un’intimità e un legame che, lavorando in gruppo, risulta certamente più complesso.

Il lasso di tempo che trascorriamo sull’isola sembra dilatarsi e restringersi continuamente in maniera quasi schizofrenica, ma alcuni progetti nati in questi giorni raccontano di una dimensione temporale ancora diversa, quasi parallela alla realtà. Una dimensione dove la distanza che ci separa da chi vive all’interno dei cancelli dell’hotspot di Samos sembra farsi più labile.

Even if it’s not always possible, working singularly with migrants it’s one of the most interesting and inspiring experiences. It permit to build the reciprocal confidence.

Some of the projects we made in the last days are based on a temporary dimension. It’s a dimension where the distance that dived us to the people living inside the hotspot of Samos seems to be more labile.

Mohammad vuole fotografare, tra le tante possibili ipotesi, i fiori. Appena ne ha l’occasione, appena si trova fra le mani una macchina fotografica, è proprio quello che fa. Il suo lavoro, caso vuole, si intreccia e si lega a quello di Andrea Luporini, e insieme danno vita a un piccolo progetto che sembra, in qualche modo, racchiudere grande parte del significato del lavoro svolto sinora a Samos.

Mohammad wants to take a photo of some flowers.
The images he took with the camera it’s linked with the photos of Andrea Luporini, and together they gave life to a small project that seems to perfectly represents the work did in Samos until now. 


Andrea Luporini | Mohammed M., A Garden, eventually, Samos, 2017
Andrea Luporini | Mohammad T., A garden, eventually, Samos, 2017

Queste immagini documentano il lavoro realizzato insieme a Mohammad, studente di Informatica: l’opera, realizzata a quattro mani, è frutto di un incontro, una comunione di intenti lontana nel tempo e nello spazio. Mohammad non è interessato alla denuncia, non vuole mostrare i migranti e le condizioni in cui vivono. Vuole fotografare la natura, quella piccola, fra ombra e luce. Perché è così che si sente. Il risultato è un’immagine dal titolo A garden, eventually, un collage di fotografie che creano un luogo inesistente nella realtà ma che rappresenta una speranza di condivisione fra mondi diversi.

This pictures represent the work realized with Mohammad, a student of cyber: the work is the result of the meeting between the inspirations of the two artists. Mohammad is not interested in denouncing the conditions and the situation in which refugees used to live in the hotspot. He wants take photos of nature, and the result it’s an image titled “A garden, eventually“, a collage of photos used to create a non – existent place.

 

“Voglio essere parte della bellezza di questo mondo e voglio regalarla agli altri”

Mohammad T.

Women’s activities

Women's activities
Women’s activities_giornata di mare

Borsa da spiaggia alla mano e telo da mare sulla spalla. Una scena che si può vedere comunemente per le stradine di Samos Town, ma in questo caso il gruppo di bagnanti proviene direttamente dall’hotspot di Vathi. Camminando sul lungo mare si chiacchiera, si scherza e si ascolta musica. Raggiunta la spiaggia vengono subito svuotate le borse: crema solare, dei fogli e qualche pennarello per disegnare. Un gruppo di donne si sta godendo una giornata sulla spiaggia, tra risate, balli e nuotate.


 

Parlano male inglese e spesso non mi capiscono. Lavorare con loro non sarà semplice anche perché, l’ho capito subito, hanno voglia semplicemente di chiacchierare e sentirsi normali.
Mi fanno un sacco di domande e sono curiose, molte di loro sono sposate nonostante la loro giovane età. Quando scoprono che io invece non lo sono sbarrano gli occhi e mi chiedono il perché. Io sorrido e mi sento “quella strana” del gruppo…

Their english is not good and frequently they don’t understand me. Work with them will not be easy because they just wants to chat and feel normal. 
They are very curious and most of them are married even if they are very young. When they find out that I’m not married they seem shocked and they asked me why I’m not. I smiled, and now I’m the “strange” in the group. 

 

 

 

Istantanee da Macrochorafo

Istantanee

 

Nell’antica Grecia xenia  (ξενίαxenía) riassume il concetto dell’ospitalità e il significato di accoglienza dello straniero: è fondata sulla mutua assistenza e presuppone uno scambio reciproco di doni.

Il progetto Istantanee cerca in modo analogo una relazione e uno scambio attraverso l’immagine.

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