ISTANTANEE DA MACROCHORAFO

Istantanee da Macrochorafo

Rahf è nata sei anni fa in Iraq. Oggi vive a Samos con la mamma Sheima, il papà e il fratello gemello in una tenda fuori dall’hotspot. I suoi genitori sono in attesa di capire se troveranno un posto all’interno dell’hotspot o sulla terraferma.

Rahf ci osserva, non parla inglese ed è incuriosita dalle macchine fotografiche, vuol capire come funzionano per scattare foto a sua madre e suo fratello.

Quando torniamo a trovarla ci accoglie gridando camera camera camera.

DAY 19_ULTIMO GIORNO DI LAVORO AGLI OLIVE TREES

Oggi si è concluso il progetto di fotografia e archivio sulla memoria del campo.

Il progetto riguarda una raccolta di testimonianze della vita passata dei migranti tramite oggetti provenienti dai loro Paesi d’origine.

La scorsa settimana il nostro staff ha usufruito di una postazione direttamente all’interno dell’hotspot di Vathi. Oggi il nostro punto di raccolta di oggetti era allo stesso tempo sia all’interno che all’esterno. Il set fotografico è stato posizionato nello spazio all’entrata superiore del campo, chiamato “Olive Trees”, dove solitamente vengono organizzate attività per bambini tra gli olivi e la polvere.

Day 19_

Questo spazio si sta riempendo sempre di più negli ultimi giorni a causa dei nuovi arrivi. Giorno dopo giorno abbiamo visto nuove tende piazzate in ogni angolo. Oggi pomeriggio in questo piccolo “limbo” di campo/non campo molte persone si sono avvicinate incuriosite per portarci i loro oggetti, mentre i bambini vicino a noi svolgevano le loro attività seguite dai Samos Volunteers.

 

 

53/SCRITTI

Il primo per i vestiti dal taglio occidentale, assomigli a Edward Norton, magari ti fanno entrare gratis al cinema.

Poi per quei tre giorni, lunedì papà in galera, martedì fratello morto, mercoledì salta in aria la bottega. La mamma ti dice “scappa”.

Siamo a cinque.

Saluti i parenti, gli amici, i clienti, la tipa con cui uscivi. E anche le altre.

Dieci.

Per le esplosioni e la paura. E la paura delle esplosioni. “Ma stasera non c’è Omar?”. “Eh…”. Per i fiori che non porti neanche più.

Quindici.

ISIS, ESL, YPG, RAS, JAN.

Venti, anche se l’elenco di chi litiga per spartirsi il tuo Paese è ancora lungo.

USA, Francia, Russia, Arabia Saudita, Qatar.

Venticinque.

Per la Turchia e quel salone, tanti tagli, pochi soldi. Per la barca.

Trenta, come i tuoi anni.

Le onde, il freddo, le spinte, i bagagli lanciati sul molo con disprezzo. Welcome to Greece.

Trentacinque.

Per l’autobus che ti porta su su su per un sacco di tornanti, il cancello, la puzza, ti mettono in una gabbia, non capisci una parola.

Quaranta.

Per l’attesa, alzi la testa ogni volta che si apre una porta, i poliziotti non ti guardano in faccia, dall’ufficio esce il suono di una partita di basket. Per il pony express che gli porta il caffè freddo.

Quarantacinque.

Per la fila che sembra di marmo da quanto è immobile, gli uomini e le donne che ti guardano da fuori, nessuno parla, pile di coperte grigie. Per la suoneria di un cellulare che non accenna a smettere.

Cinquanta.

Cinquantuno, si muove qualcosa.

Cinquantadue, è il tuo turno.

Cinquantatré, il numero che ti scrivono sulla mano con inchiostro indelebile.

53 sei tu, per loro.

Ne ho fatti milioni con le forbici, ma cinquantatré sono i tagli riservati all’ultimo anno della mia vita.

Sono Y., sono un hair stylist e voglio andare in Spagna per fare il mio lavoro.

E per le ragazze.

Andrea Luporini