Istantanee da Macrochorafo

Sayman ha 4 anni, festeggiati a Samos con una torta e alcuni palloncini colorati. È nato in Iran. Vive insieme alla madre, Sanaz, nel campo di Vathy. Lei mi racconta di aver comprato una bambola, quando ha scoperto di essere incinta. Durante la gravidanza immaginava suo figlio guardando il viso del giocattolo.

Sayman ha gli stessi occhi azzurri e le guance tonde della bambola di Sanaz.

Sayman is a 4 years old child. He has celebrated his birthday in Samos with a cake and few balloons. He was born in Iran. He is living with his mother, Sanaz, in the hotspot. She told me that when she was pregnant she has bought a doll and during the pregnancy she used too look at the doll imagining the face of his son. 

Sayman has the same blu eyes and the same cheeks of the doll of Sanaz.

 

Uno/scritti

M. viene dall’Iran. Non mi dice l’età ma avrà vent’anni.

Studia Informatica e Programmazione, “non è così straordinario, in Iran è molto popolare, lo fanno tutti”, mi dice.

Tipo Scienze della Comunicazione da noi in Italia, penso, e mi sento un po’ scemo per essermi stupito dei suoi studi, oltre a continuare a sentirmi scemo per i miei.

M. è scappato per motivi politici, come tanti qui, ma la sua storia ha un gusto un po’ rétro che mi porta alla mente camicie kaki, cappelli Fedora e nazisti sconfitti a colpi di frusta.

Solo che Indiana Jones con l’Iran non c’entra nulla e mi rimetto ad ascoltare la sua storia. “Mio nonno era un dignitario dello Scià Mohammed Reza Pahlavi, mi raccontava dell’Imperatrice Farah, delle auto di lusso e di Khomeini. Dopo la rivoluzione sono iniziate le persecuzioni per la mia famiglia”.

Non ha piacere di scendere nei particolari ed io non insisto, ma mi dice che la situazione in Iran si era fatta troppo pericolosa e che sono stati costretti a scappare per il rischio di venire uccisi.

– “Sono partito con la mia famiglia”

– “Ah, e sono qui a Samos?”

– “No”

Anche qui non vado oltre con le domande.

M. è un esempio perfetto di un aspetto ricorrente che mi ha molto colpito fra le persone con cui ho parlato: la calma.

Gli studi persi, la casa abbandonata, solo, in attesa dell’appello che sancirà la sua espulsione dall’Europa e la calma, consapevole e indefinibile.

E’ qualcosa che non riesco a capire fino in fondo, ci sto provando da giorni ma sarà probabilmente impossibile. Non sembra esserci rassegnazione ma nemmeno speranza, non è passiva accettazione ma senza la voglia di urlare in faccia a nessuno. Però non è una calma vuota, non c’è una posizione mediana che permette a queste persone di rimanere in equilibrio, dentro di loro c’è ogni sentimento, sovrapposto l’uno all’altro, in ogni momento.

Mi viene in mente un’interpretazione del paradosso di Schrodinger, con il gatto allo stesso tempo sia vivo che morto perché entrambe condizioni realizzate in diversi stati dell’Universo. Ecco, M. per me è questo, un Universo in cui lui, nello stesso momento, è immobile per la disperazione e tira fuori tutta la sua rabbia, sa che lo deporteranno in Iran ma pensa a riprendere gli studi in Europa, è felice della sua vita ma sa di averla perduta. Come sia possibile non posso saperlo, forse perché M. ha piena consapevolezza di aver preso in mano un destino totalmente scelto da lui e allo stesso tempo di non aver alcuna possibilità di indirizzarlo verso alcuna direzione. Vive nell’indeterminatezza per poter rimanere quello che è.

A un certo punto mi viene da pensare di essere davvero dentro a una delle condizioni possibili dell’Universo di M., di essere una coincidenza capitata a Samos solo per completare in maniera armonica una piccolissima e forse ininfluente sezione della sua vita. Iniziamo a parlare e a progettare un lavoro con cui esprimere le sue necessità espressive. “Quali sono i tuoi problemi più grossi? Cosa ti piace dell’isola? Su cosa vorresti concentrarti per parlare di te?”. E lui risponde “Vorrei fotografare fiori. Fiori e piante, soprattutto gli alberi mi piacciono molto”. Fiori, questo è il soggetto che ha trovato qui a Samos per parlare di sé stesso e in cui condensare ciò che è stata la sua vita finora. Non vuole mostrare il campo, non vuole fotografare i migranti e nemmeno uno spettacolare tramonto sul mare.

Un ragazzo di vent’anni iraniano ha scelto la stessa strada presa da me, anni fa, per parlare di me stesso, dei miei dolori e delle mie gioie.

Alla fine, forse siamo entrambi condizioni possibili dell’Universo. Sicuramente sono grato a M. per avermi dato la possibilità di essere parte della sua calma.

 

Andrea Luporini

Day 4_Don’t worry, be happy

Rene ha 25 anni.

Da tre mesi vive all’interno dell’hotspot di Samos. Ha studiato storia dell’arte a Yaoundé e web design a Cipro, ascolta molta musica e ha fatto amicizia con Haidar, un ragazzino Siriano che ha incontrato sull’isola. Parlano lingue diverse ma hanno trovato un modo per comunicare, e trascorrono gran parte del tempo insieme.

Lasciamogli raccontare la sua storia…

 

Day 3_”Anyway, I’m happy”

Falasophia
 N. arriva da Idlib in Siria, ha 27 anni e da 16 mesi è fermo sull’isola, sulla quale è sbarcato nel maggio del 2016.
Fino ad oggi gli sono stati negati i documenti. Appena venuto a conoscenza del secondo rifiuto per evitare l’arresto e la deportazione in Turchia ha vissuto 7 mesi nascosto, grazie all’aiuto da alcuni abitanti dell’isola.
A maggio di quest’anno ha ricevuto la notizia della sospensione dell’ordine di espatrio e ha avviato le pratiche per il terzo appello. La risposta potrebbe arrivare da un momento all’altro, domani come tra un anno. Nel frattempo, appena uscito dai sette mesi di “clandestinità”, ha solo una certezza: vuole lavorare. Dopo di dieci anni di cameriere in Siria sarebbe disposto a fare di tutto pur di non continuare questa professione. Il suo sogno sarebbe quello di poter lavorare come traduttore per qualche associazione presente sull’isola. Ma il destino è stato ironico. Parlando con alcuni amici gli è stato offerto proprio un lavoro da cameriere, che ha accettato immediatamente. Adesso lavora da mesi e si può permettere l’affitto di una stanza vicino al mare. Il lavoro ha ridato un senso alla sua quotidianità, e anche se i suoi problemi non sono ancora finiti, ci saluta dicendo “Anyway, I’m happy”.

Day 3_testimonianze
Day 3_testimonianze

N. is from Idlib in Syria and he is 27. He has arrived in Samos 16 months ago, may 2016. 

He has lived hidden for 7 months thanks to the help of some local people. This May he has received the notification of the suspension of the order of expatriation.

After seven months living illegally the only thing he wants now is to find a job. His dream is to work as translator for the associations working on the island, but one day one of his friends propose him a job as waiter which he accepted immediately. 

Now thanks to his new job he is able to rent a small room close to the sea side. 
This job has been the opportunity to has his routine back, and even if his problems are still there he told us “Anyway, I’m happy!”.